A 15 (23 nel 2025, ndr) anni dalla sua morte, alcuni amici del prof. Vincenzo Di Lascia: il prof. Lorenzo Prencipe, Franco Rinaldi e Francesco Granatiero, hanno voluto ricordare con grande stima e affetto, l’esimio prof. Vincenzo Di Lascia, riproponendo uno dei suoi ultimi scritti sul Carnevale dal titolo: “CARNEVALE, su e giù per parole” prima della sua dipartita da questa vita, pubblicato sul periodico “Il Corriere del Golfo” il 31 gennaio 2001.
Manfredonia – L’egregio scrittore e poeta prof. Vincenzo Di Lascia nacque a Rocchetta Sant’ Antonio nel 1918, ma è vissuto per circa un sessantennio a Manfredonia. Figlio di un’ antica e nota famiglia di farmacisti di Rocchetta, suo padre Nobile Di Lascia era legato da stretta amicizia con Benedetto Croce. Intraprese gli studi umanistici e conseguì la laurea in Lettere e Filosofia a Roma, insegnando in scuole di ogni ordine e grado. Raffinato critico d’arte e letterario, ha collaborato fino a tarda età, a numerosissime riviste e giornali di tiratura nazionale ed esteri quali: Tempo presente, l’Ariete, Prometeo, La Fiera Letteraria, Procellaria, l’Arenaria, Kursaal, il Times Literary Supplement, Poetry Review e Poetry London.
Ha avuto corrispondenze epistolari con Montale, Ungaretti, Cardarelli, Berto, Covoni, Mario Paraz, Carlo Bertocchi ed altri. Tra i riconoscimenti, attribuiti al prof. Di Lascia, in particolare negli anni ’70, vanno ricordati i più importanti: Premio Viareggio; L’Oscar di Londra; Gran premio Momtmartre; Gran Premio delle Nazioni; Premio Beato Angelico; Premio Internazionale Boris Pasternak; Premio Nazionale di Filosofia per il saggio “il Gentile come storico nell’atto puro”; Omaggio a Giacomo Puccini; Oscar 1978 Londra, Parigi, Madrid ed altri considerevoli premi, più di cento, ricevuti nella sua luminosa carriera letteraria.
Altrettanto intensa è stata l’attività poetica (dal 1950 al 2000) per riviste prestigiose del settore letterario-filosofico quali: Tempo presente (Ignazio Silone); L’Etrusco; La Fiera Letteraria (con direttore V. Cardarelli); Davide; Quinta Generazione; Controvento; La Ballata; Italia. Poeta e scrittore di spessore, è stato autore di dieci romanzi inediti. Nel novembre del 2014, i suoi figli hanno pubblicato uno dei suoi romanzi intitolato: “Il buco degli scorpioni” edizione Tracce.
Di lui, dopo la sua morte, hanno scritto in loco: il prof. Lorenzo Prencipe, suo carissimo amico, il prof. Pasquale Ognissanti, suo amico ed estimatore, che ha curato anche le note bibliografiche della pubblicazione del libretto di liriche di Di Lascia dal titolo: “Mi ritroverete tra queste pagine”, e il prof. Italo Magno che ha redatto la prefazione dello stesso libro di poesie.
Ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare le grandi qualità del professor Di Lascia, quando insieme all’amico prof. Lorenzo Prencipe e al giovane talentuoso caricaturista Francesco Granatiero, passeggiavamo insieme in corso Manfredi fino a tarda ora. Molte volte lo andavamo a trovare a casa sua o al Monumento ai Caduti, dove nel periodo estivo si sedeva insieme alla moglie, la gentile signora Rita Brigida, (anche lei autrice di composizioni poetiche di livello) e ci piaceva ascoltarlo, quando si esprimeva con il suo linguaggio forbito che ci affascinava. Ci parlava di poesia, di filosofia, dei suoi romanzi, tra questi, di uno in particolare, che aveva iniziato a scrivere alla fine degli anni ’70, dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta da parte delle Brigate Rosse intitolato: “Il salto del rospo”. Una narrazione che fotografava un ventennio della politica italiana dopo l’uccisione dello statista leader della DC.
Spesso a casa sua, ci leggeva con grande passione alcune pagine di questo suo romanzo, di quasi mille pagine, dove bacchettava la classe politica di quel tempo, con un linguaggio letterario nuovo. La sua lettura da abile narratore, profonda ma anche sofferta a causa del suo stomaco in disordine, ci affabulava.
Di Lascia ci riferiva, che in quel periodo, l’editore “Feltrinelli” voleva pubblicare il suo romanzo, ma che aveva anche qualche timore perché riteneva che alcune pagine del volume fossero compromettenti. Mi piace ricordare del prof. Di Lascia la sua passione per la boxe, che lo stesso aveva praticato con ottimi risultati in giovane età. Ci parlava spesso anche della sua città natia, Rocchetta Sant’Antonio e delle sue tradizioni popolari. Una sera, poiché il professore sapeva del mio interesse per la cultura popolare, gli chiesi di descrivermi qualche vecchia tradizione di quel paese. Ci raccontò di una antica usanza che aveva luogo a Rocchetta Sant’Antonio, quando lui era ragazzino, riguardante un maialino che veniva lasciato libero di circolare per le strade di quella cittadina, prima della Festa di Sant’Antonio Abate, con una piccola campanella legata al collo. L’animale che era sotto la protezione di Sant’ Antonio Abate, veniva allevato da tutti i paesani e non doveva essere maltrattato da nessuno, altrimenti portava sciagura. Una volta, un farmacista del posto gli usò violenza, e dal quel giorno, ci riferiva il professore, incredibilmente, incominciarono guai seri per questo medico e per la sua famiglia.
Era entusiasta il professore Di Lascia, quando nel luglio 1996, con gli amici prof. Lorenzo Prencipe, Michele Racioppa e Francesco Granatiero organizzammo una serata dedicata alla poesia in lingua presso la stupenda Piazza d’Armi del Castello Svevo-Angioino. Un evento culturale molto bello, tra musica, canto lirico e poesia, dove furono lette le liriche più belle di tutti i poeti e poetesse di Manfredonia in auge in quel periodo.
Ho avuto l’onore nel 1989, in occasione della mia prima pubblicazione del libretto di poesie “Ammizz’a Chiazze” della traduzione in lingua, ad opera del prof. Di Lascia, delle mie composizioni in vernacolo. La sua casa è stata per anni punto di riferimento di tutte quelle persone che amavano la cultura e l’arte, verso i quali è stato sempre prodigo di appropriati suggerimenti. Il prof. Vincenzo Di Lascia, scrittore poliedrico, poeta, filosofo, opinionista e critico d’arte, che padroneggiò magistralmente tantissimi stili di scrittura, ci ha lasciato un grande insegnamento: l’Umiltà, che dovrebbe essere di monito per quanti coltivano il mondo della cultura.
Il prof. Di Lascia è deceduto a Manfredonia il 17 gennaio 2002.
(A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia) Pubblicato la prima volta nel 2017
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