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Bonifica dell’amianto, ritardi Regione, Manfredonia e Mesotelioma Maligno

AUTORE:
Girolamo Romussi
PUBBLICATO IL:
27 Aprile 2010
Regione-Territorio //

Torri area ex Enichem (image by G.de Filippo)
Torri area ex Enichem (image by G.de Filippo)
BONIFICA AMIANTO NEI SITI DI MANFREDONIA – Con un atto governativo del 16 ottobre 2001, fu fatta attenzione, all’allora Ministro dell’Ambiente, tramite interrogazione ministeriale, che il sito di Manfredonia era stato individuato, con legge 426/98, L 426/98
di “interesse nazionale” per le opere di bonifica Pariti 1 e Conte di Troia. intervento stabilì la bonifica dell’area industriale ex Enichem, con discariche annesse del tratto di mare antistante lo stabilimento, nelle bonifiche delle discariche di rifiuti solidi urbani (Rsu) “Conte di Troia”, “Pariti I” e “II” (per un totale di superficie a terra perimetrata di circa 201 ettari, a fronte di un’area a mare pari a circa 8,6 chilometri quadrati). Ai sensi della stessa legge, la società Agricoltura in liquidazione S.p.A., già Enichem, presentò un progetto per la bonifica e la messa in sicurezza del sito, che stabilì tali provvedimenti: progetto preliminare di messa in sicurezza della falda tramite barriera idraulica realizzata con 66 pozzi di ricarica con acqua di caratteristiche conformi a dlg 152/99 (portata totale immessa pari a circa 200 metri cubi/ora); progetto preliminare di bonifica della falda con emunzione a monte della barriera di immissione ed altro (vedi approfondimento su Stato). Complessivamente il progetto impegnò una somma pari ad oltre 200 miliardi di lire. Il piano di messa in sicurezza definitiva, e/o di bonifica, presentato da Agricoltura in liquidazione, non ottenne “autorizzazione normativa” da parte del Ministero dell’ambiente.La società fu comunque l’unica ”autorizzata”, a livello nazionale, per l’avvio delle operazioni di messa in sicurezza, di emergenza, previste (interventi urgenti finalizzati a “rimuovere le fonti inquinanti, contenere la diffusione degli inquinanti ed impedire il contatto con le fonti inquinanti presenti nel sito in attesa degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, o di messa in sicurezza permanente”). Il 16 giugno 2001 il tribunale di Foggia predispose il sequestro preventivo delle aree interessate dalle operazioni di bonifica. Il provvedimento fu confermato, in seguito, dallo stesso tribunale, 24 luglio 2001, con la constatazione che “la società Agricoltura in liquidazione S.p.A. non stava effettuando operazioni di messa in sicurezza urgenti” ma azioni di “vero e proprio smaltimento” di rifiuti. Rifiuti provenienti da “discariche interne dello stabilimento”; “altamente inquinanti” (come le terre contaminate di arsenico, provenienti dallo svuotamento, non autorizzato, dell’isola 5, ammassati senza autorizzazione) e “senza verifica preventiva” delle possibili conseguenze dannose dell’enorme deposito (per un quantitativo superiore a 800 metri cubi e parte dei quali avviati allo smaltimento, con codice CER errato, non conforme alle caratteristiche e provenienza, (come riportato dal verbale di sequestro dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico – Noe ). Nello stesso provvedimento il tribunale di Foggia rigettò anche la richiesta di autorizzazione delle operazioni di bonifica e messa in sicurezza delle aree in sequestro, “in attesa dell’approvazione del progetto da parte delle autorità competenti amministrative”. La disposizione confermò il carattere “penalmente illecito” dell’attività di bonifica, e di smaltimento dei rifiuti, “posta in essere” dai responsabili della Agricoltura in liquidazione, non essendo stato ancora approvato il progetto da parte del Ministero dell’ambiente. Una situazione instabile, a livello normativo, che aggravò “ulteriolmente” la “pericolosità ambientale” in un’area prossima alla città di Manfredonia, dove si sono insediate, “e si continuano ad insediare”, aziende previste dal contratto d’area. Aziende che, mentre nell’area si svolgevano operazioni di bonifica, e di movimentazione di rifiuti tossici, “giudicate pericolose dai Carabinieri del Noe”, avviarono e completarono, al tempo, “lavori di edilizia ed attività produttive”. Nel novembre del 2004 la Commissione europea decise di deferire una seconda volta l’Italia e la Francia alla Corte di giustizia europea per mancata esecuzione di alcune sentenze della Corte del 2004. La Commissione chiese anche alla Corte di Giustizia l’imposizione di ammende nei confronti dei due paesi. La orte ha sancito che l’Italia ha violato la direttiva sui rifiuti per quanto riguarda le discariche private situate sull’ex sito dell’impianto chimico Enichem di Manfredonia (Foggia), oltre le due discariche pubbliche di rifiuti urbani, Conte di Troia e Pariti 1, situate al di fuori del sito e utilizzate illegalmente per lo smaltimento di rifiuti pericolosi. I lavori di bonifica delle discariche private sono iniziati. Per quanto riguarda le discariche pubbliche, il piano di bonifica è stato presentato, ma nulla di concreto è stato finora fatto. L’Italia non ha rispettato l’impegno assunto nel settembre del 2006 di fornire alla Commissione un aggiornamento quindicinale della situazione. La Commissione propose un’ammenda giornaliera di 85 708,80 EUR per la discarica di Manfredonia a partire dalla seconda sentenza della Corte e fino a che l’Italia non avrà messo fine alle violazioni. La direttiva quadro sui rifiuti stabilisce il quadro giuridico di base in materia di gestione dei rifiuti al livello dell’UE. Essa dispone in particolare che i rifiuti vengano smaltiti o riciclati senza mettere in pericolo la salute umana e senza che siano utilizzati processi o metodi che potrebbero arrecare danni all’ambiente. La direttiva prevede anche che i rifiuti vengano trattati da imprese private o pubbliche autorizzate o eliminati dal titolare in conformità della direttiva. Per “scongiurare” una tale “possibilità catastrofica” la Regione definì, a monte, un “cronoprogramma degli interventi”, mentre il Comune di Manfredonia emanò il decreto di esproprio delle aree da bonificare, con approvazione del progetto di bonifica, da parte del Ministero, il 15 dicembre 2006, con Sviluppo Italia scelta (come già detto) come responsabile del bando di gara europeo. A fine agosto 2009 era stata invece data la notizia della prossima l’evacuazione “totale” di tutti i rifiuti prodotti dallo scoppio del 1976 nel sito ex Enichem di Macchia, mentre entro l’anno è stato previsto il completamento “delle operazioni nelle altre isole”. Il dato emerse dopo una Conferenza di servizi convocata dal Ministero dell’ambiente con all’ordine del giorno lo stato degli interventi di bonifica dei siti ex Enichem ora Syndial in località Macchia di Monte Sant’Angelo e le discariche di rifiuti urbani Pariti 1 e Conte di Troia di Manfredonia Siti sui quali grava una procedura di infrazione della Comunità Europea. “Dopo circa dieci anni nel sito industriale di Macchia non ci sarà più nessun rifiuto prodotto dallo stabilimento chimico Anic poi Enichem”, commentò Gino Lauriola, ex lavoratore di quella fabbrica nonché impegnato sindacalista responsabile della segreteria territoriale Cgil. Nella Isola 14 i lavori in corso di demolizione della Centrale termica saranno terminati entro l’anno. Per le seconde (6-12), tuttora sottoposte a sequestro da parte della Magistratura, sono da demolire le due Torri di Priling e alcuni manufatti residui degli impianti di ammoniaca e urea smontati sono ormai due anni. Discorso a parte è quello relativo al completamento della bonifica della falda: l’impegno assunto dal Ministero è quello di proseguirla e portarla a termine entro i previsti prossimi cinque anni. In ogni caso il cronoprogramma dei lavori per i quali la Regione ha stanziato circa otto milioni di euro, non subirà sostanziali variazioni. Le date stabilite furono: per la discarica liquami dicembre prossimo, per quella dei rifiuti solidi agosto 2010.

PER APPROFONDIMENTI VEDI: Disastro Enichem. L’opera di Langiu, il sacrificio di Lovecchio

Bonifiche, Introna a Manfredonia

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